Santa Afra, Chi Era, Storia, Vita E Morte

La storia di Santa Afra è raccontata dagli autori più rispettabili, come Fleury, Orsi e Massini. I peccatori penitenti possono essere molto incoraggiati dalla considerazione della forza impartita a questa penitente dal Signore, che le ha permesso di subire il martirio del fuoco; e anche dalla considerazione della saggezza che le era stata data, con la quale rispondeva agli argomenti insidiosi che avevano lo scopo di pervertirla.

Indice

  1. Chi era Sant’Afra?
  2. La vita di Sant’Afra
  3. Morte di Sant’Afra

Chi era Sant’Afra?

Sant’Afra era cittadina di Augusta , Baviera, e pagana di carattere così disonesto che usò la sua casa e i suoi abitanti per il famigerato scopo di corrompere la gioventù di quella città. Ma più fulgido parve il trionfo della grazia divina, che conduceva questa misera creatura dal più basso abisso dell’infamia alla gloria del martirio.

La vita di Sant’Afra

Si ritiene che Sant’Afra, insieme a sua madre ea tutta la sua famiglia, sia stata convertita dal santo vescovo, San Narciso. Secondo i suoi Atti, ritrovati in Ruinart, sembrerebbe che avesse sempre davanti agli occhi la deformità dei suoi delitti, e che fosse torturata dal ricordo; sicché quando abbracciò la fede si sforzò di liberarsi del costo della sua infamia donando generosamente ai poveri; e quando alcuni cristiani, sebbene estremamente dolorosi, rifiutarono di ricevere da lei quello che era stato il salario del peccato, li pregò di accettarlo e pregò Dio per la remissione delle sue gravi colpe. Così questa santa penitente si preparò a ricevere da Dio la palma gloriosa che finalmente ottenne.

La persecuzione di Diocleziano si scatena quando Sant’Afra viene arrestato e condotto davanti al giudice chiamato Gaio, il quale gli dice: “Vieni, sacrifica agli dei; è meglio vivere che morire nel tormento.

Il santo rispose: “I peccati che ho commesso prima di conoscere il vero Dio sono sufficienti; quindi, ora non posso fare quello che ordinate. Non lo farò mai: aggiungerebbe un altro insulto al mio Dio.

Babbo Natale

 

Il giudice, dopo avergli ordinato di riparare il tempio, rispose con grande coraggio: «Il mio tempio è Gesù Cristo, che ho continuamente davanti agli occhi e del quale ogni giorno confesso i miei peccati. Siccome non sono degno di offrirgli un altro sacrificio, voglio sacrificare me stesso, affinché questo corpo, con cui l’ho offeso, sia purificato dal tormento; questa riflessione mi farà volentieri soffrire”.

«Poiché, per la tua vita malvagia, non hai nulla da aspettarti dal Dio dei cristiani, faresti meglio a sacrificare ai nostri dei.»

Il santo rispose: “Il mio Signore Gesù Cristo ha detto di essere disceso dal cielo per salvare i peccatori. Leggiamo nel Vangelo che una peccatrice, dopo averle lavato i piedi con le lacrime, ottenne da lui il perdono di tutti i suoi peccati; e, inoltre, che non ha mai rifiutato le creature peccatori o i pubblicani, ma, al contrario, si è degnato di conversare e persino di mangiare con loro. «

Il giudice non si vergognò di consigliargli di tornare alle sue pratiche nefande, di guadagnarsi il favore dei galanti e di arricchirsi.

«Rinuncio», disse il penitente Sant’Afra, «a quell’esecrabile profitto e lo guardai con orrore. Quello che avevo, l’ho buttato fuori da me stesso e l’ho dato ai poveri, pregandoli di accettarlo; Come posso dunque acconsentire a conquistarlo dal nouveau?». Après cela, la discussione s’est poursuivie comme suit:

Gaio disse: “Il tuo Cristo ti considera indegno di lui; invano lo chiami tuo Dio; non avrà niente a che fare con te; una normale prostituta non può essere definita cristiana».

«È vero», rispose Sant’Afra, «che io sono indegna di questo nome, ma il mio Dio, che non sceglie gli uomini secondo i loro meriti, ma secondo la loro bontà, è stato tanto buono da accogliermi e farmi partecipare il suo nome.»

«E dove sai che ti ha fatto questo favore?»

“So che Dio non mi ha respinto, poiché mi ha dato la forza di confessare il suo santo nome; e sento in me la speranza che così posso ottenere il perdono di tutti i miei peccati».

«Queste sono storie stupide», rispose il giudice; «Sacrificio ai nostri dei, perché solo loro possono salvarti.»

«La mia salvezza», rispose il santo, «dipende solo da Gesù Cristo, il quale, appeso alla croce, ha promesso il paradiso a un ladro che ha confessato i suoi peccati.

«Se non vuoi sacrificarti, ti farò spogliare e frustare pubblicamente, con tua vergogna.»

«Mi vergogno solo dei miei peccati», rispose Afra.

«E io», disse Gaius, «mi vergogno a perdere tempo a discutere con te. Sacrificio agli dei, o ti condannerò a morte».

«Questo è quello che voglio, perché spero di trovare il riposo eterno in questo modo.»

Caio minacciò che se non si fosse sacrificata, avrebbe ordinato che fosse torturata e bruciata viva.

Il santo rispose arditamente: “Possa questo mio corpo, che è stato strumento di tanti peccati, essere soggetto a tutti i tormenti; ma possa la mia anima non essere contaminata dal sacrificio ai demoni.

Il giudice ha quindi pronunciato contro di lei una sentenza in questi termini: “Ordiniamo che Afra, una prostituta, che si è dichiarata cristiana e si è rifiutata di sacrificare agli dei, sia bruciata viva.

Il luogo prescelto per l’esecuzione di questa terribile sentenza fu una piccola isola nel fiume Lech. La santa, condotta là e legata al palo dai carnefici, alzò gli occhi al cielo e pregò così:

“O Signore Gesù Cristo, che sei venuto a chiamare non i giusti, ma i peccatori al ravvedimento, e che hai risposto per farci sapere che qualunque giorno il peccatore ritornerà pentito, tu dimenticherai tutti i suoi peccati; accoglimi ora, povero peccatore che ti offri di subire questo supplizio per il tuo amore. Per questo fuoco che brucerà il mio corpo, libera la mia anima dalle fiamme eterne. «

Morte di Sant’Afra

Al termine di questa preghiera, si accendeva la pira e si sentiva il santo dire: “Ti ringrazio, o Signore, che, essendo innocente, ti offristi in sacrificio per i peccatori; ed essendo il ‘Benedetto di Dio, hai risposto con fiducia a morire per noi «figli d’ira». Ti ringrazio e mi sacrifico a Te che con il Padre e lo Spirito Santo vivi e regni in un mondo infinito. Amen.»

La sua preghiera è finita, Sant’Afra è spirata.

I suoi tre servi, Eunomia, Digna ed Eutropia, stavano sulle rive del fiume contemplando la sua morte. Essendo stati compagni nel suo vizio, l’avevano imitata anche nella sua conversione, ed erano stati battezzati dal santo vescovo san Narciso.

Sapendo che il suo amante era già morto, attraversarono l’isola; e la notizia raggiunse Ilaria, la madre del santo, e venne anche lei con alcuni sacerdoti; Presero il corpo del santo e lo portarono alla tomba di famiglia, a due chilometri da Augusta.

Gaio, informato di ciò, inviò una truppa di soldati con l’ordine di arrestare tutti coloro che erano nel luogo di sepoltura e, nel caso in cui si fossero rifiutati di sacrificare, rinchiuderli nella tomba e bruciarli lì. Questo barbaro ordine fu crudelmente eseguito, e così tutte queste sante donne ricevettero la corona del martirio nell’anno 304.

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